WonderLAD: l’incanto della bellezza

Stasera alla Corte dei medici sono venuti a trovarci Cinzia Favara, psicoterapeuta, ed Emilio Randazzo, architetto, una coppia di sognatori che ha creato WonderLAD, una meravigliosa struttura che a Catania permetterà a bambini e genitori, alle prese con la ferocia della malattia, di addomesticare quest’ultima con l’incanto della bellezza.

Cominciamo la nostra intervista da Cinzia, fisico da ballerina di danza classica, ma una vera forza della natura che già, a 23 anni, aveva le idee molto chiare.

C.: Devo dire che è proprio così. Forse l’incoscienza della giovinezza, non lo so. Nel 1992, laureata in Psicologia presso l’Università La Sapienza, avevo già un lavoro. Ma ho deciso di lasciare tutto e trasferirmi a New York dove ho iniziato il corso di specializzazione in arte-terapia al Pratt Institute. Dopo la specializzazione e il tirocinio al Mount Sinai Hospital, per il trattamento dei bambini sotto cure oncologiche, sono tornata a Catania desiderosa di mettere in pratica quanto avevo imparato. Ho cominciato a lavorare al reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico e sono entrata in questo mondo difficile in cui si cerca di dare ai pazienti momenti di piccola felicità. Sono gli anni in cui si è creata una struttura che mi ha dato grandi soddisfazioni.

Emilio Randazzo, architetto, hai curato ristrutturazioni importanti come quella dell’Ambasciata italiana in Brasile, l’ultima opera di Pierluigi Nervi, ma poi cosa accade?

E.: Dal 2011, sono accaduti molti eventi imprevisti che, oggi, mi sembra compongano uno straordinario disegno. Ho, com’è ovvio, sempre seguito l’attività di Cinzia, ma in modo defilato finché non ho realizzato che il mio lavoro poteva essere di aiuto al suo così come il suo è di aiuto a quello dei medici; le ho quindi proposto di trasformare il reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico in un reparto a dimensione bambino. Per l’esattezza si trattava del terzo e del quarto piano: day hospital e degenza per i pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo. Abbiamo bandito un concorso di progettazione con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Catania e abbiamo realizzato il progetto vincitore (architetti Rapisardi, Parrino, Marletta e Caponero).

Abbiamo anche organizzato un grande concerto di raccolta fondi. Ringrazio sempre Mario Biondi, Carmen Consoli, Luca Madonia, Mario Venuti e Paola Maugeri che ci hanno supportato in questa avventura.

Oggi nel reparto così trasformato lavorano con noi, coordinati da Cinzia, straordinari professionisti che fanno sperimentare ai bambini ricoverati esperienze nelle quali l’arte è sempre protagonista; Carlo Lo Giudice, un regista che con le sue capacità e con la strumentazione a sua disposizione, riesce a coinvolgere i ragazzi adolescenti, i più chiusi nel loro guscio di sofferenze. Karolina Maslak bravissima arte terapeuta adorata da bambini e genitori. Mariella Inzirillo, artista, che riesce a coinvolgere e distrarre anche i bambini più restii. Salvo Cultrera, grafico, che lavora e gioca gomito a gomito con i piccoli pazienti e, fuori dal reparto, cura la grafica per la comunicazione di LAD.

Immagino che la ristrutturazione sia stata un duro lavoro, ma non vi è bastato a quanto posso vedere.

C.: Cinzia sorride – Ma, ancora una volta, è stato un quadro che si è svelato, a poco a poco, come quando unisci dei puntini e compare una figura. Ero con Emilio a Torino e una mia carissima amica, Valentina Laganà, ci ha presentato Enrica Baricco, sorella del famoso scrittore, che è l’anima di CasaOz, una struttura che ospita e organizza attività per i bambini in cura nei reparti di pediatria torinesi, supportata da personaggi famosi come Luciana Littizzetto, anche lei nostra cara amica. La mia idea iniziale era quella di creare LAD (acronimo di Albero dei Desideri ndr), che non è un luogo, ma una onlus di psicoterapeuti, specializzata nel campo del supporto psicologico in oncologia pediatrica, che potessero organizzare convegni, diffondere buone pratiche e curare pubblicazioni.

E qui entra sempre in gioco Emilio a quanto ho capito…

E.: Emilio sfodera un sorriso furbetto – Ho intuito che la Onlus che Cinzia aveva creato aveva un potenziale che andava ben oltre quanto da lei immaginato. Enrica Baricco ci aveva detto che importanti sostenitori, tra cui Fondazione Vodafone Italia ed Enel Cuore, avrebbero voluto replicare al Sud l’esperienza di CasaOz e ho iniziato a sondare i vari aspetti della questione. Avrei potuto anche presentare un progetto elaborato da me, ma da subito quest’ultima soluzione mi sembrò un’idea piccina – e Cinzia era d’accordo -.

Ho voluto pensare in grande, mobilitando energie che avrebbero potuto darci una soluzione che andava al di là di quanto potessimo immaginare. Abbiamo quindi deciso di passare attraverso un Concorso internazionale di architettura – in collaborazione con ANCE Catania – e, altra decisione che ho reputato da subito fondamentale, abbiamo stabilito di far giudicare i progetti a una giuria internazionale di esperti autorevoli e indipendenti. Alla fine, ha vinto la proposta elaborata dallo studio FRONTINITERRANA architecs di Firenze. Il risultato è quello di una realizzazione che supera ogni più rosea fantasia: da LAD Onlus era nato WonderLAD! La stessa procedura pubblica e trasparente l’abbiamo seguita per l’acquisizione del terreno grazie a un bando del Comune.

Io ho avuto e mantengo il ruolo di Project Manager, ma sono anche il direttore dei lavori e, pur non essendo un fundraiser di professione, sono sempre in movimento per trovare nuovi sostenitori che si innamorino del nostro progetto. Molti dei nostri collaboratori e partner vivono all’estero e un grande aiuto nella internazionalizzazione del progetto arriva dalle nostre presidenti onorarie, Elena Di Giovanni ed Elvira Grimaldi di Nixima. Era necessario avere figure che si occupassero degli aspetti strutturali e di raccordo con i sostenitori lasciando Cinzia libera di concentrarsi sugli aspetti scientifici e prettamente clinici. Altrettanto prezioso è il ruolo di Luisa De Grandi che si occupa della parte amministrativa e quello di Turi Timpanaro che scrive i progetti che sottoponiamo a varie fondazioni.

Ma lo scopo della costruzione è quello di ospitare i bambini in cura presso reparti oncologici?

C.: Il percorso di cure in questo tipo di malattie è molto lungo. È fondamentale attivare in questi piccoli le parti sane, quelle zone creative che possano restituire la dignità a un essere umano. Abbiamo visto bambini e genitori piegati dal dolore e dalla disperazione uscire rigenerati da ore di laboratorio creativo. Ci prenderemo cura di una fascia di età ampia, da 0 a 18 anni, e anche delle famiglie dei piccoli. Ci saranno anche sei appartamenti, ognuno dei quali può ospitare fino a quattro persone.

Dopo la scelta del progetto, come avete potuto sostenere i notevoli costi di costruzione?

E.: L’avventura è cominciata nel 2014 e abbiamo cominciato a incontrare partner, oggi amici, che ci hanno aiutato con una straordinaria professionalità unita a una sensibilità non comune: il segreto sta in quella che noi chiamiamo solidarietà partecipata. Ognuno può fare qualcosa per contribuire, così tutta la società è stata chiamata a partecipare alla realizzazione del progetto; ufficio stampa, videomaker, agenzia di pubblicità, avvocato e potremmo continuare a lungo con la lista. Dobbiamo ringraziare Lorenzo Nofroni che ha progettato il giardino di WonderLAD. Abbiamo avuto l’assistenza tecnico-ingegneristica per il legno da parte della Canducci di Pesaro, un’azienda di assoluta eccellenza. Francesco Pellisari – uno dei maggiori esperti di acustica al mondo –  che vive e lavora a Cambridge, sta curando il suono per il nostro auditorium.

Gabriele Correnti ha progettato le strutture in Fondazione e Francesco di Mauro e Giovanna Correnti sono i coordinatori della sicurezza, ma la lista dei professionisti coinvolti è ben più lunga. Tutti i progettisti non percepiscono alcuna parcella.

Ma dobbiamo ringraziare anche tutti i sostenitori che con denaro oppure fornendo i propri prodotti o il proprio lavoro ci consentono di fare il miracolo. Gli arredi, ad esempio, saranno donati da IKEA che ha mostrato grande interesse per il nostro progetto. Ma la lista dei sostenitori è molto lunga e per fortuna cresce di giorno in giorno.

C.: Per noi la realizzazione di WonderLAD è di sicuro motivo di vanto, ma non perché siamo due persone speciali. Credo, al contrario, che la nostra avventura mostri cosa possono fare due persone normali senza risorse ma con una granitica volontà e la voglia di realizzare qualcosa di importante a beneficio degli altri.

Avete avuto momenti di scoramento, di stanchezza?

E.: Per rispondere a questa domanda, mi viene in mente l’esempio del sughero. Molti non lo sanno, ma, in edilizia, è uno dei materiali più costosi in assoluto. Avremmo potuto accontentarci e realizzare la struttura in modo diverso. Ma non ho voluto farlo. Ho contattato, grazie a colleghi del settore, il più grande produttore e distributore di sughero al mondo, che è portoghese, e quest’ultimo, dopo aver avuto illustrato il progetto, ci ha dato la fornitura a un prezzo veramente incredibile.

C.: Parlo anche a nome di Emilio. Non possiamo avere momenti di stanchezza perché, a nostro parere, i bambini hanno il diritto di avere un’eccellenza da guardare, da toccare e da godere perché questi ultimi, per anni, vivono in un inferno di cure dolorose. Grazie ai progressi della medicina, la maggior parte dei pazienti, per fortuna, guarisce, ma paga un prezzo altissimo.

Quando WonderLAD sarà operativo?

E.:Il cantiere è ormai a buon punto. Credo e spero che, a marzo 2019, potremmo inaugurare i nostri laboratori tenuti da persone straordinarie come quelle della Fondazione Lene Thun, per il laboratorio di ceramica, o Isolabella Gioielli, per un corso di oreficeria. Avremo anche la Casa di Creta, una compagnia teatrale a tutto tondo specializzata anche in teatro per i bambini.

Che impatto ha avuto l’avventura di WonderLAD sulla vostra vita di coppia?

C.: Abbiamo acquisito un nuovo senso della vita. Siamo pieni di entusiasmo e abbiamo raggiunto una sintonia più intima legata all’aver condiviso ogni momento di questa avventura straordinaria.

Voi avete una figlia. Come ha vissuto e vive la nascita e la realizzazione di WonderLAD?

E.: Nostra figlia, lo posso dire, è in assoluto la più entusiasta. Fin da quando era più piccola si è resa perfettamente conto dell’importanza del progetto e voleva mettere da parte le sue monetine per contribuire. Incontra personaggi famosi e con la massima disinvoltura. Ricordo ancora tre anni fa quando per Natale, consegnando al Santo Padre l’albero realizzato con la Fondazione Lene Thun dai bambini dei reparti di Oncologia Pediatrica, fece scoppiare in una fragorosa risata Papa Francesco.

C’era scetticismo tra i vostri familiari e gli amici quando avete parlato delle vostre intenzioni?

C.: Devo dire di no, perché noi stessi comunicavamo con molta serenità il progetto non rendendoci conto della sua enormità finché non lo abbiamo realizzato. È un luogo che emoziona (l’edificio si estende su una superficie di 2000 mq e ha un giardino di due ettari ndr).

Che ne pensano i medici del reparto Oncologia pediatrica della vostra realizzazione?

C.: Sono molto felici. Loro sono stati sempre nostri alleati. Una bella distribuzione dei ruoli

So che le donazioni continuano e che incontrate una grande solidarietà.

E.: Dobbiamo, è vero, ringraziare tantissime persone famose e non, per il supporto che ci danno e la fiducia che ci trasmettono.

Quali saranno i vostri prossimi impegni legati alla divulgazione del vostro progetto?

C.: A novembre andrò in Giappone per il convegno internazionale della SIOP (Società Internazionale di Oncologia Pediatrica). Sono felice di poter portare i frutti della nostra esperienza di arte terapia in reparto.

E.: Ci saranno anche altre novità importanti ma, per scaramanzia, non voglio anticipare nulla.

Come sarà WonderLAD tra dieci anni?

C. ed E.: Vorremmo che fosse un esempio già replicato in altre città in giro per l’Italia e funzionante a pieno ritmo.

Su queste parole si chiude la nostra intervista a Cinzia Favara e a Emilio Randazzo che ringraziamo per aver accettato l’intervista e anche per averci donato uno straordinario luogo che cura attraverso la bellezza.