Toti Di Dio: da Palermo al centro del mondo

Salvatore, detto Toti, Di Dio (Palermo, 1983) vanta un curriculum prodigioso: laurea in ingegneria, abilitazione in architettura, Dottorato fra l’Italia e il MIT di Boston, un programma di accelerazione molto ambito (30 Weeks a New York) finanziato da Google e almeno un altro paio di obiettivi professionali che ne fanno il trentatreenne più vecchio che abbia mai conosciuto. A capo di PUSH, laboratorio di design per l’innovazione urbana e sociale, ha scelto di vivere e lavorare in Sicilia ed è felice. In occasione della III edizione di Tedx SSC, presso la Scuola Superiore di Catania, abbiamo avuto modo di sottoporlo al rituale sorteggio dei bigliettini.

Musica. – Toti Di Dio sospira – Ero molto più appassionato prima. Ora è in parte un lavoro. In queste settimane, ad esempio, stiamo realizzando un videogioco per avvicinare i giovani ai principi base del diritto civile. La musica sarà un aspetto molto importante dell’esperienza. Per Claudio Esposito, invece, che, con lo spin-off di PUSH The Piranesi Experience, produce film e documentari, la musica è altrettanto importante. Io non intervengo. Fa tutto lui coinvolgendo artisti giovani e bravissimi come Populous e Agostino Maiurano. L’armonia, per chi come me si occupa di design, è una delle cose più importanti. E, inoltre, vero e proprio scoop, da ragazzo ero il frontman di una band scarsissima che suonava musica da crociera – Caterina (moglie di Toti) ridacchia – .

Uomo. Altro fulcro fondamentale, a mio parere. Il design, l’architettura, l’urbanistica parlano dell’uomo. La progettazione acquista un senso se mette al centro l’essere umano.

Fai un disegno. – Toti disegna il mondo e al centro un triangolino, la Sicilia – Ecco, io cerco di vivere in questo modo. Bisogna vedere in grande, ma ponendo al centro la casa, le proprie radici, la propria verità.

Viaggio. Conoscere, conoscersi e confrontarsi sono i momenti veramente importanti nella vita. Il mio viaggio fondamentale è stato – incredibile, ma vero – a Torino anni fa. Per il dottorato ero ad una conferenza dell’ANCI sulle smart city. Da lì è iniziato tutto: ho trovato i contatti per farmi finanziare la borsa di ricerca per andare al MIT (Boston) e ho saputo del concorso del MIUR “Smart Cities and Communities and Social Innovation” al quale abbiamo partecipato con TrafficO2 che poi ha dato vita a PUSH. Aspettiamo ancora che il MIUR saldi parte del contributo ma, come si suol dire, questa è un’altra storia e, probabilmente, un altro viaggio.

Amicizia. Ho la fortuna di lavorare con i miei più cari amici. Non è facile. Bisogna essere molto disciplinati, stando attenti a non compromettere il rapporto. Un clima positivo in azienda, a mio parere, incide per un 50% sui risultati. Aiuta soprattutto nei momenti difficili, quelli in cui bisogna combattere anche senza paura e, a volte, anche senza speranza.

Roma. Città stupenda, ho rischiato di trasferirmi lì almeno un paio di volte. Spesso vado a Roma per lavoro e ogni tanto approfitto dell’ospitalità di un amica che vive al Testaccio, un quartiere ancora popolare che mantiene integra una vita di comunità. Mi piace molto, soprattutto per le dinamiche sociali.

Arte. Ogni manufatto artistico, per essere un prodotto dell’ingegno umano, ha un significato, un messaggio. Anche quando sembra non averlo. Non concepisco l’arte fine a se stessa. Tanto meno quella senza etica. Dopo l’esperienza di Borgo Vecchio Factory, stiamo sperimentando “Street Art Factory” una galleria d’arte no-profit che finanzia progetti di innovazione sociale e arte urbana. Al momento il sito ospita la mappatura delle opere di streetart di Palermo e mette in vendita le opere di Poki, giovane street artist catanese, per finanziare workshop di poster art per i bambini del Poliambulatorio di Emergency di Palermo. In futuro prevediamo di coinvolgere altri artisti ed espandere la piattaforma ad altre città e altri progetti legati all’arte urbana.

Ho fatto. Sono stato il padrino delle mie nipoti Beatrice e di Irene e ho anche inventato, ad hoc, la figura del vicepadrino per mia nipote Alice. Ho convinto amici a tornare in Sicilia anche ricorrendo all’inganno – Toti Di Dio sorride, sornione -. Ho fatto viaggiare molte persone. L’ultimo viaggio fino in Ecuador per partecipare ad Habitat III, una conferenza organizzata dall’ONU sullo sviluppo sostenibile che si tiene ogni 20 anni.

Follia. Mio padre mi ha sempre detto che avere un punto di vista diverso è fondamentale per dare profondità alle cose. Oltre ad essere un principio dell’ottica è un modo di vivere la vita. Lo proviamo a fare, ogni giorno, con Domenico, Francesco, Roberto e Mauro e con tutti i ragazzi che lavorano e che in questi anni hanno lavorato con noi in PUSH. TrafficO2 era considerato un esempio di pazzia totale. Ma, alla fine, abbiamo fatto risparmiare il 54% di CO2 a chi ha giocato con la mobilità a Palermo. Fare una campagna di crowdfunding per finanziare dei laboratori di Street Art per i bambini di Borgo Vecchio a Palermo pareva una pia illusione. Ma abbiamo raccolto la cifra in pochissimo tempo e ricevuto visibilità in 85 paesi nel mondo. Anche tornare a Palermo dopo il MIT per fondare PUSH sembrava una totale fesseria. Ma abbiamo creato, in tre anni,  due spin-off. Abbiamo molti vinto premi e ottenuto riconoscimenti internazionali ai quali non ci saremmo mai sognati di ambire. Dobbiamo ascoltare i folli. C’è sempre un po’ di verità in quello che dicono.

Errore. Chi fa, sbaglia. Non sempre, ovviamente, ma capita. Io ho vissuto molti fallimenti. Ma non ho mai avuto paura di commettere errori. Ho sempre cercato di sbagliare, il più possibile. Imparare dagli errori è fondamentale per conoscersi, scoprire i propri limiti e provare a superarli. E poi, tanti piccoli errori, rimediabili, salvano dai grandi errori, quelli disastrosi. Per citare Woody Allen, conclude Toti Di Dio, «Durante lo sviluppo di qualsiasi progetto creativo arriva sempre un istante in cui giuri di essere disposto a prostituirti in ogni modo pur di uscire indenne dalla catastrofe in cui tu stesso ti sei cacciato». Finora, devo dire, siamo sempre riusciti a cavarci fuori dai guai senza fare nulla di cui poi dovessimo pentirci.

Su queste parole ironiche si chiude la nostra intervista a Toti Di Dio. Chi volesse conoscere megli ola sua attività può consultare www.wepush.org o ascoltare il suo TEDX speech registrato nel 2015.

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