A cena con Surya Amarù

Surya Amarù (Catania, 1983) ha fondato, nel 2015, Splen, una casa editrice che, in poco tempo, ha ricevuto premi e riconoscimenti per le scelte oculate. Ospite alla Corte dei medici ci racconta la sua avventura piena di difficoltà, ma anche ricca di soddisfazioni.

Errore. L’errore è inevitabile, ma anche -precisa Surya- essenziale. Il mio lavoro – direi-  parte da lì. Devo, in primo luogo,  valutare se un manoscritto rientra nella mia linea editoriale, sottoporlo ad un eventuale editing. Ci sono poi due giri di correzione di bozze. La mia è una piccola casa editrice. Non sempre posso contare su altre persone. – Surya sorride. Ha un volto classico con occhi grandi e scrutatori e un fisico sottile e nervoso da ex ballerina -. Sono io che, ogni giorno, sfido la paura di sbagliare.

Amicizia. Per me è un valore importante. Amici del Liceo? Dirò di più. Anche delle scuole medie. Molti tra loro vivono all’estero. Altri, a Milano. Ci vediamo poco, ma la distanza non distrugge il rapporto. Riccardo Francaviglia è il mio ex caposcout e autore di libri per ragazzi. Un giorno sono andata da lui e gli ho comunicato la mia decisione di aprire la casa editrice. Lui è stato il primo autore di libri per ragazzi da me pubblicato.

Follia. Tutti mi hanno dato della folle per aver avviato questo progetto. E’ vero! – il volto di Surya, così sereno, si apre ad un sorriso malizioso –   Non mi riconosco in questa parola.   La mia decisione non nasce da un colpo di testa, ma è frutto di un progetto che ho perseguito in tanti anni di studio e di impegno. Ho potuto conoscere e approfondire, collaborando  presso  piccole case editrici, ogni aspetto del lavoro di editore. Ma ho lavorato anche in Mondadori per lungo tempo. Anche il momento da me scelto è, a mio parere, quello giusto. Il migliore, secondo me.

Formazione. Ho studiato a Catania e poi mi sono trasferita a Roma per approfondire gli studi nel campo editoriale. Ho collaborato come editor per De Agostini subito dopo la laurea, una bella esperienza, molto formativa. Persone che mi hanno influenzata? Potrei citare Rossella, la maestra alle scuole elementari. Quanto ho imparato da lei! E sono grata ad un’insegnante del Liceo. Era molto severa, quasi crudele, ma è stata fondamentale per me. Le mie letture sono state classiche, per certi versi. Ricordo ancora il fascino che la fiaba di Biancaneve esercitava su di me. Non mi stancavo mai di ascoltarla. Alla fine, la ripetevo a memoria. Mi piaceva tanto Jules Verne! Cime tempestose, altro mito mi ossessiona ancora. E’ un libro oscuro, difficile da penetrare e Heathcliff non è il bel tenebroso dei film romantici, ma un essere crudele, malvagio e senza limiti. Un libro relativamente recente che mi ha impressionato è Cecità di José Saramago.

Arte. Essere editore è un’arte. Roberto Calasso è un modello per me. Si sceglie un libro, al buio, perché  si conosce  e si  ha fiducia in una certa persona. E parlo  anche di carta, perché sono per la tradizione. Voglio pubblicare volumi belli che  seducano il lettore.  Le copertine da me commissionate sono originali, affidate ad artisti. Il titolo è posto sul retro in modo da lasciare tutto lo spazio all’illustrazione che, da un lato, è autonoma, perché frutto di una libera ispirazione, ma, dall’altro, cerca un dialogo con il lettore. Lo vuole incuriosire. Ogni disegno cela un dettaglio segreto che chiede  di essere decifrato. – Arrivano  le pizze e il telefono squilla: un ultimo dubbio da sciogliere prima della stampa. Surya si scusa, ma la sua vita, in questo momento, è dominata dal lavoro -.

Canta una canzone. Non amo particolarmente la musica pop. L’unica vera musica per me è quella della prosa.

Acqua. Adoro il mare. Pratico l’immersione subacquea e ho frequentato i corsi federali. E’ il motivo per cui sono tornata da Roma. Mi mancava il mare. Sì, – Surya alza lo sguardo verso le luci del giardino – la casa dei miei sogni è in riva al mare.

Viaggio. Ho viaggiato tanto quando ero molto giovane. Ricordo una permanenza di due settimane a New York, un’esperienza bella perché inaspettata. Siamo arrivati fino al Canada guidati da un’amica americana che mi ha fatto conoscere anche la realtà lavorativa. Questa ragazza era editor presso un gruppo editoriale famoso e ci ha condotti in redazione. La vita del posto mi ha anche lasciato perplessa: sembravano tutti molto freddi, distaccati. Le relazioni figli-genitori erano labili. Non si frequentavano o quasi! Ma anche le storie d’amore erano asfittiche, direi. – Surya esprime, con uno sguardo interogativo, tutta la sua perplessità- . Quella giovane donna stava ancora pagando il debito contratto per la laurea e non poteva pagarsi l’assicurazione sanitaria. E viveva in una catapecchia dal costo inimmaginabile. In Italia, spesso, ci lamentiamo, ma non conosciamo le reali condizioni di vita in altri paesi.

Musica. Che strano! Questa parola mi fa pensare a mia nonna: per farmi smettere di piangere, quando ero piccolina, mi cantava un valzer.

Su questa nota tenera e personale  si chiude l’intervista a Surya Amarù che sta per pubblicare il nuovo romanzo di Lina Maria Ugolini, Scale mobili, nella sua collana Caleidoscopi.

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