Silos e street art a Catania

C’erano una volta i tristi e solitari silos al porto di Catania. Nessuno li degnava di uno sguardo, pur essendo enormi. Nessuno si curava di loro. Qualcuno passava e, con disprezzo, arricciava il naso:accanto alle bellezze barocche sembravano ancora più brutti. Molti maledicevano il loro ardire e pensavano che tendere così verso l’alto significava non avere alcun rispetto per chi era più anziano di loro. Ma, si sa, i giovani sono arroganti! I poverini avevano un bel dire sulla loro utilità, sulla durezza del loro lavoro, sulla fatica necessaria a conservare tanta quantità nel loro grasso ventre. La disistima era generale. Ogni catanese li avrebbe voluti cacciare via. Senza la molesta presenza, la bella marina sarebbe stata di nuovo ben visibile. La depressione, alla fine, si era impossessata di loro sotto forma di una patina rugginosa e grigiasta. “Stiamo invecchiando”, pensavano, “tra poco crolleremo e nessuno verserà una lacrima per noi. Ci dimenticheranno!” Quale paura, quindi, per i poveri silos, una mattina, vedendo tanta gente intorno a loro. Pensarono tutti i fratelli, ancora più rigidi, che fossero venuti per portarli via. Era finita! Ma erano proprio strani quei ministri di morte: così giovani, allegri e simpatici. La pelle dei vecchi silos fu prima tutta strofinata. Era una sensazione nuova e piacevole!  Poi, quegli esseri, armati di strani oggetti grandi con la punta morbida, cominciarono a stendere su di loro una nuova pelle. Gli enormi silos ridevano. Nessuno aveva mai fatto loro il solletico. Fu una giornata epocale, la più straordinaria della loro esistenza. Era come se, all’improvviso, tutti si fossero accorti di loro. Tutti li guardavano e i poverini, timidi per natura, erano costernati. Solo il più piccolo aveva messo su una certa arietta di importanza, ma era biasimato dagli altri. Avevano saputo che la loro nuova pelle, così bella e splendente, era stata creata da artisti straordinari: Okuda (1980) (Spagna), ROSH333 (Spagna), Microbo (Italia), Bo130 (Italia), VladyArt (Italia), Jbrock (Italia) e INTERESNI KAZKI (Ucraina). Sull’immensa superficie, come tatuaggi, rivivevano i miti della terra che, da tempo, li ospitava: l’Etna, Polifemo, Colapesce.  I silos festeggiano, da quel giorno, la loro improvvisa bellezza  con deliziosi sorrisi e vivono felici e contenti.

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