Karol Szymanowsky e Ruggero

Tra il 1911 e il 1914, il musicista polacco Karol Szymanowsky (1882-1937), considerato in patria il genio più importante dopo Chopin, vive a lungo in Sicilia che diviene l’emblema della riscoperta della cultura classica.

La Sicilia,  terra dove l’Italia incontra la Grecia, è un paradiso di  felicità ineguagliabile e ineguagliata, custode segreta dell’idea stessa di Bellezza. Omosessuale e tormentato, l’artista cerca nel suo paradiso mediterraneo la chiave per comprendere «l’eterna verità di Heros». La natura, i colori e i profumi inebrianti dell’isola sono un vino dolce che consente a Szymanowsky di abbandonarsi, senza riserve, ai sensi quale «benedizione concessa dal cielo che bisogna assaporare».

In questo felice ritorno alle radici della cultura europea, complice la lettura del divino Federico, risplende l’astro di Dioniso, l’ambigua divinità che, con la sua sfrenatezza, rende folli gli uomini. Ma alla lezione del dio del vino non si può sfuggire e, grazie alla rilettura delle Baccanti  di Euripide, Karol Szymanowsky elabora una sua personale versione del mito.

Le suggestioni palermitane fanno il resto e portano alla creazione di un capolavoro: Re Ruggero. L’opera è un dramma in tre atti in cui il sovrano normanno diventa l’emblema dell’uomo occidentale combattuto tra Dioniso e Apollo, tra sensualità irrazionale e la luce della ragione. I tre momenti del dramma, con  precise scelte musicali, seguono l’evoluzione psicologica del personaggio: nel primo atto, la resistenza al dio mentre nella corte inizia la sfrenatezza (musica bizantina). Nel secondo, la decisione di abbandonarsi ai suoi richiami nell’oscura notte (suggestioni orientali) e, infine, nel terzo atto, la rinascita di un «oltre-uomo» che ha saputo avere ragione dell’ombra (per citare Jung) dentro di sè e sceglie di essere se stesso alla luce del sole (suggestioni musicali aperte all’atonalità). Elios, il dio che illumina il cuore e la mente, segna la strada di una nuova consapevolezza.

L’opera, completata nel 1924, fu rappresentata, per la prima volta, a Varsavia, nel 1926 con grande successo ed ebbe notevoli ripercussioni nella coeva ricerca musicale. In Italia ha avuto pochi allestimenti, ma importanti, tra cui ricordiamo quello realizzato, nel 1949. del Teatro Massimo di Palermo con i costumi disegnati da Renato Guttuso.

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