Pietro Scalia. Da Catania a Los Angeles

Pietro Scalia ( Catania, 1960) è un’eminenza grigia del panorama cinematografico internazionale nascosta dietro il successo di memorabili film. Chi ha gustato JFK (O. Stone, 1992) non può non essere rimasto colpito dall’eterogeneità delle riprese (pellicola, camera a mano,  super8). Montare un film del genere, con 14 focus in un’unica scena, richiede nervi saldi e l’uso non di forbici, ma del bisturi. Ogni immagine deve, infatti, essere  collocata al millimetro. Il lavoro sul mitico presidente degli USA frutta a Pietro Scalia il primo meritatissimo Oscar. Lavora anche con registi italiani con Il piccolo Bhudda (B. Bertolucci, 1993) e Io ballo da sola (B. Bertolucci, 1996). Ha una nomination per Will Hunting- Genio ribelle (G. Van Sant, 1998) e una seconda, ma  incredibilmente non vince, per Il Gladiatore (R. Scott, 2000) nel quale la magia di alcune immagini (Maximus che torna a casa e accarezza le spighe au ralenti) è rimasta scolpita nell’immaginario. Ma è di nuovo sul podio con  Black Hawk down (R. Scott, 2002)  in cui il suo stile sincopato riesce ad unire un nugolo di immagini ad un ritmo scatenato mantenendo il pathos dell’azione ad un livello sempre altissimo. Entrato ormai nell’olimpo di Hollywood,  ha avuto la possibilità, in questi ultimi anni, di lavorare su film ad altissimo budget, in cui il minimo errore significa bruciare centinaia di milioni di dollari. Citiamo. ad esempio, The Amazing Spider-Man (M. Webb, 2012) e The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro ( M. Webb, 2014).

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