La stazione per dirigibili ad Augusta

Intorno al primo decennio del XX secolo, la passione per il  volo aveva preso una deriva alquanto singolare: si credeva che il futuro dell’aviazione potesse essere rappresentato dai dirigibili, enormi strutture in alluminio con celle  stagne piene di gas, che trasportavano una navicella ove erano alloggiati i passeggeri. I commenti dei giornali, di fronte all’ottava meraviglia, erano a dir poco entusiastici. Finalmente, si sarebbe coronato il sogno a lungo accarezzato dall’umanità: nessun luogo era irrangiungibile! Il Graf Zeppellin collegava Londra e New York in cinque giorni. Per non parlare della tratta Francoforte-Rio de Janeiro, trasvolata  di sole  96 ore. Ai ricchi viaggiatori erano offerte cabine super-lusso, sofisticate cene e un ponte per passeggiare sulle nuvole.  Il dirigibile consentiva di arrivare ovunque ed era comodissimo, al contrario dei pioneristici aerei scomodi e poco adatti al trasporto dei passeggeri. L’euforia durò circa un decennio: dal 1927 al 1937 circa. In questo lasso temporale, si scoprì che queste macchine per volare erano molto pericolose. Dopo il gravissimo incidente del 1937 all’avionave Hindenburg, in cui morirono 35 persone, la  stagione del volo turistico si concluse per sempre. L’Italia, come altri paesi europei, aveva costruito dirigibili con soluzioni tecniche avanzate subito copiate da altri produttori. Ricordiamo, nel 1926, Umberto Nobile che con il “Norge”, insieme a Roald Amudsen, giunse al Polo Nord. Nel 1928, Nobile ritenta l’impresa con l’ “Italia”, ma, durante il viaggio di ritorno, il velivolo, a causa di una tempesta, precipita al suolo. Tutta l’Europa si mobiliterà per portare i soccorsi agli sfortunati superstiti.

Per consentire il decollo e l’alloggiamento di questi colossi, furono costruiti delle stazioni adatte a contenerli. A pochi chilometri da Catania, ad Augusta, esiste una stazione per dirigibili perfettamente conservata. Ha superato indenne bombardamenti e anche terromoti ed è giunta a noi in tutta la sua futuristica bellezza. L’opera fu iniziata nel 1917 e conclusa nel 1920,  quando l’interesse militare per i sigari volanti volgeva al tramonto. La stazione per dirigibili fu poco utilizzata e poi convertita in idroscalo. Dopo un periodo di abbandono, nel 1987, è stata riconosciuta come monumento di interesse nazionale, oggetto di studi e ricerche indirizzate alla valorizzazione e all’utilizzo per scopi alternativi.  E’ una struttura gigantesca (105,5 metri di lunghezza, 45,2 metri di larghezza e 37 metri di altezza), immersa in un parco di 30 ettari coperto di eucalipti.  La progettazione fu affidata all’ingegnere Antonio Garboli, un pioniere delle strutture in cemento armato, che si impegnò in un progetto di ingegneria avveniristico per i primi anni del XX secolo. Oggi, è possibile visitare la stazione per dirigibili e, chissà se, vista l’attenzione sempre più forte verso le tematiche ambientalistiche (l’aereo inquina moltissimo),  non ci possa essere, in futuro, un revival per questi curiosi veicoli.

La famosa industria Zeppelin ha varato, nel 1997, lo Zeppelin NT 07, o LZ N07, un dirgibile in fibra di carbonio, molto resistente, e alimentato a elio per ridurre al minimo i rischi di incendio molto alti nei vecchi modelli a idrogeno. Anche l’involucro esterno è costruito da materiali ignifughi e risulta estremamente leggero e facile da manovrare. Anche la capsula per piloti e passeggeri è in fibra di carbonio e prevede circa quindici posti. Le dimensioni, come si può notare, sono ridotte rispetto ai giganti del passato. Questi nuovi prodotti sono destinati esclusivamente a scopi pubblicitari o a fini turistici. Allora perché non pensare ad  una nuova tratta Francoforte-Augusta, in dirigibile, per i nuovi cittadini europei in cerca di antiche emozioni?

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