Vincenzo Ragusa e il Tokyo Institute of Thechnology

Vincenzo Ragusa (1841-1927), scultore palermitano, si recò, nel 1876,  in Estremo Oriente. La sua visita rientrava all’interno di un fitto accordo di scambi culturali in cui il nostro palermitano aveva un ruolo chiave: insegnare (all’interno dello svecchiamento del sistema educativo giapponese voluto dall’imperatore Meiji)  a studenti nipponici le tecniche delle arti europee, in particolare quella di fusione del bronzo. Insieme ad altri artisti italiani, fondò anchel’Accademia di Belle arti a Tokyo (oggi Tokyo Institute of Thechnology). Vincenzo Ragusa ottemperò, in modo egregio, al suo compito e creò intorno a sé una corrente di simpatia e amicizia. Dopo anni di felice residenza, la missione dell’artista siculo poteva dirsi conclusa. Desideroso di ritornare in patria, il pittore giunse nella città della conca d’oro, nel 1882, accompagnato da Otama Kiyohara, una giovane artista e modella, dalla sorella di Otama e dal marito di quest’ultima, Ragusa desiderava aprire una scuola d’arte nella sua città natale per insegnare la raffinata e difficile arte della laccatura della quale il suo amico nippoco era un esperto. Per finanziare il suo progetto, decise di vendere al Museo Pigorini di Roma la sua collezione di arte giapponese composta da 4000 pezzi, tra i quali dipinti, vasi e strumenti musicali. Fallito il progetto per difficoltà nel reperire le materie prime, i due coniugi rientrarono in patria, mentre Otama,  rimasta a Palermo, sposò, nel 1889,  l’artista palermitano. Otama volle convertirsi al cattolicesimo e assunse il nome di Eleonora, scelto da Rosa Mastrogiovanni Tasca, pricipessa di Scalea, sua amica e protettrice. Nel 1884, Ragusa diede vita ad un nuovo progetto, quello del  Museo artistico industriale-Scuole officine di Palermo, oggi Liceo artistico statale “Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara. Dopo la morte del marito, nel 1927, Otama ritornò in Giapponei e lì si spense nel 1939. Le sue ceneri, per sua volontà, sono state equamente divise tra  Tokyo e Palermo, nel sepolcro al Cimitero dei Rotoli.