In Sicilia l’olio è divino

Atena, per vincere nella battaglia contro gli altri dei  che volevano essere i protettori della futura dominatrice dei mari, donò agli ateniesi l’olivo: una pianta sgraziata, ma robusta e tenace, che regala, dopo il raccolto, un liquido biondo e prezioso. Era nato l’olio, la pietra angolare della dieta mediterranea. Si potrebbe immaginare una caponata siciliana, fragrante e agrodolce, senza l’immancabile condimento? O una bella insalata? Ovviamente, dopo la città del Partenone, la coltura dell’olio è arrivata, grazie ai greci colonizzatori, anche in Sicilia.

Il clima estremo dell’isola (che oscilla, a seconda delle quote, dal gelo della montagna al caldo secco dei deserti) produce  alcune delle qualità di biondo liquore più pregiate. Una simile prelibatezza non può non trovare il giusto apprezzamento tra gli intenditori. Alla tredicesima edizione di Sol d’Oro, iniziativa di Veronafiere – la rassegna che premia i migliori olii extravergine di oliva di qualità a livello mondiale – la Sicilia ha visto al primo posto la produzione di  tre aziende che si sono affermate nelle categorie:

Fruttato medio: Azienda Agricola La Tonda, che si trova «alle pendici dei monti iblei», come canta Franco Battiato, dove vedono la luce pochissime bottiglie che hanno fatto incetta di premi anche a New York e a Tokyo. Sono così modesti da ammettere che il loro olio è il più buono del mondo.

Fruttato intenso: l’Azienda Terraliva, anch’essa con sede a Buccheri (Atena avrà soggiornato anche lì? Loro parlano di cherubini golosi) chiama l’olio prodotto «Sua eccellenza» e dal tono deferente si capisce che quest’ultimo è un tipino altezzoso, ma di ottimi natali. Ovviamente, i premi non si contano sulle dita di una mano e neanche di due.

Monovarietale: l’Azienda Agrestis, anch’essa di Buccheri (è chiaro che in quella terra deve operare un incantesimo), ha scommesso sulla qualità e ha vinto: pure l’Europa canta le sue lodi.

Dalle storie dei tre vincitori arriva una bella lezione: se si vuole emergere in un mondo sempre più competitivo, le aziende della vecchia Europa devono puntare sull’eccellenza: le radici, l’amore per la terra e il rispetto per la tradizione sono importanti, ma sono necessarie  l’innovazione tecnologica e le nuove tecniche agricole biodinamiche. Lo capiranno altri imprenditori? «Favola oscura, nespola dura, il sole e il tempo la matura».

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