Giardini segreti in Sicilia

Il giardino chiuso nasce in Sicilia dall’esigenza di difendersi dal vento e dalla siccità: a Pantelleria, in ogni proprietà degna di questo nome, attiguo al dammuso, era costruito un giardino chiuso, arabo nell’impianto, che aveva  lo scopo di trattenere l’umidità notturna e di difendere l’albero (sempre  di agrumi) che regnava, solitario, al suo interno, dal vento impetuoso che soffia sull’isola. Le opere murarie, realizzate in pietre a secco, sono paragonabili a fortezze di forma circolare (alte  circa 4 metri, con un diametro di circa 2,5 metri) create da mani esperte grazie ad un’antica sapienza.

Il giardino pantesco, donato al FAI da Donnafugata, storica azienda vinicola siciliana, è stato completamente restaurato. Il segreto custodito in questo gioiello è una rara cultivar di arancio Portogallo, varietà ricca di semi, ma anche molto dolce.

Un altro esempio di hortus conclusus è quello realizzato da Francesco Venezia a Gibellina, ma reinterpretato in chiave moderna: un piccolo capolavoro in forma di spirale quadrata nel quale i muri più interni, costituiti da cinque archi di spoglio provenienti dai ruderi della vecchia Gibellina, sono chiusi da una parete curva che segue il profilo del marciapiede. Un taglio  sulla via pedonale svela la logica interna: una casa tra altre abitazioni, incompiuta, che si trasforma in giardino per l’assenza del tetto. Nei due spazi, inaccessibili, tra il muro curvo più esterno e la spirale interna, crescono, in terra rossa, due aranci ed alcuni gelsomini.

La cultura del giardino interno è giunta in Sicilia fino ai primi anni del Novecento, quando ogni dimora nobile o altoborghese  racchiudeva uno spazio verde, un trucco ecologico ante litteram per abbassare la torrida temperatura delle estati siciliane.  La fame di suolo, in epoca successiva, ha distrutto queste deliziose enclave per realizzare nuovi condomini. I pochi lacerti rimasti (ahimé, decontestualizzati) sono, spesso, abbandonati agli sterpi e  diventano fonte di annose controversie tra i diversi proprietari.

Ma invertire questa tendenza è possibile: tra quelli sottratti  all’incuria e riportati a nuova vita si ricorda, a Catania, il giardino segreto della Corte dei medici, spazio  caratterizzato da un antico e rigoglioso ficus centrale, un gigante buono che aggiunge un tocco scenografico alla storica dimora. Esempio virtuoso che   dimostra come sia possibile conciliare  la salvaguardia del patrimonio storico e culturale con il fare impresa.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *