Frank Capra, an american dreamer

Francesco Rosario Capra (1898-1985), meglio noto come Frank Capra,  era nato a Bisacquino, in provincia di Palermo, un piccolo comune noto per per essere legato alla vita di santa Rosalia, la patrona della città della Conca d’oro. Emigrato in Usa, a sei anni, con i genitori, Frank si laureò in Ingegneria e si avvicinò al mondo del cinema prima come tuttofare e poi con ruoli più tecnici che gli consentirono di acquisire una notevole professionalità. Determinante fu il passaggio alla Columbia Pictures che, per battere la concorrenza della grandi compagnie, lasciò al giovane regista una grande libertà e, fatto inaudito fino ad allora, mise il nome di Frank Capra, il regista, quale star di richiamo per il botteghino. Siamo negli anni Trenta. Gli USA, come il resto del mondo, sono travolti da una tremenda crisi. I diseredati, i disoccupati sono il potenziale pubblico di Capra: uomini e donne che chiedono al cinema delle favole belle per poter sognare. Sono anni magici per l’abile regista: Signora per un giorno (1933), Accadde una notte (1934), È arrivata la felicità (1936), L’eterna illusione (1938), Mr. Smith va a Washington (1939), Arriva John Doe sono titoli indimenticabili e appartengono alla mitologia fondativa dell’american dream.

Potremmo anzi dire che Frank Capra, figlio di poveri emigranti, ne è lui stesso l’incarnazione e il creatore.

Nei suoi film  l’eroe è sempre un uomo semplice, onesto, sincero e povero che il sistema vuole distruggere. Lui non ha altri strumenti tranne la sua incrollabile fiducia in se stesso e così vince. Fino all’ultimo le vicende narrate da Capra tengono con il fiato sospeso: il giovane protagonista, interpretato spesso da James Stuart o da Gary Cooper, sta sempre per soccombere contro politicanti corrotti, giornalisti di pochi scrupoli, affaristi senza pietà, ma, nell’ultimo metro di pellicola, arriva, inaspettato, il trionfo. I cattivi e disonesti vanno in prigione, si pentono, scoprono altri valori e l’eroe, modesto e fiero, è portato in trionfo e sposa la sua bella.

Capra è stato rudemente criticato per il suo stile registico senza fronzoli, senza virtuosismi visibili e per l’ideologia bollata come un infantilismo senza rimedio o, nei casi peggiori, come biecamente conservatrice.

I suoi film, premiati con l’Oscar più volte, costituiscono un vero must per ogni studente che aspiri a fare cinema e non è un caso che molte commedie che hanno sbancato il botteghino si ispirino al suo modo di raccontare come Una poltrona per due negli anni Ottanta o Dave- Presidente per un giorno negli anni Novanta.

Nel 1982, a conclusione di una serata in suo onore, James Stuart, amico e star di tante sue pellicole, affermò che il vero capolavoro di Frank Capra era la sua stessa vita   «piena di alti e di bassi, su e giù come le montagne russe. Una vita incredibile. Poteva succedere solo in America».

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