Escher in Sicilia e la tassellatura dello spazio

Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 1898 – Laren, 1972), il grande artista olandese, amava l’Italia e, in particolare, la Sicilia che visitò, molte volte, tra il 1928 e il 1936. Un arco di quasi dieci anni che consentì all’artista di conoscere molto bene l’isola e di ritrarre i paesaggi e i dettagli del patrimonio artistico che più colpivano la sua immaginazione. Nel 1928, vi fu una grande eruzione dell’Etna puntualmente vista e riprodotta da Escher e poi elaborata nelle sue immagini ossessive e deliranti che uniscono i richiami dell’inconscio di matrice surrealista ad una conoscenza “pratica” dei grandi paradossi della matematica mediati, in seguito, dall’apprezzamento e dall’amicizia di H. S. M. Coxeter e di R. Penrose, famosi scienziati e ammiratori dell’opera del maestro.

Fin dalla sua prima produzione naturalistica e attenta al dettaglio, di cui le opere siciliane sono un saggio evidente, la riproduzione iperrealistica della realtà sembra, nella sua esagerazione, portare a quella deformazione, aberrazione e negazione che diventeranno la cifra stilistica dell’Escher maturo.

La tassellatura dello spazio che, infinito, viene sezionato dall’artista in un contiuum finito che si autoavvolge su stesso fino alla vertigine della mente ripropone il problema, ancora più acuto nel Novecento, della problematicità del reale. Il mondo è una mia rappresentazione, questo è certo – sembra dire il pittore -, ma è la visione di un soggetto sconnesso e traballante rinchiuso in un limite spazio-temporale che la sua mente, come una falena attirata dalla luce, vuole costantemente valicare in un’affannosa intuizione intellettuale di un al di là che la fisica e la matematica del XX secolo additano come a portata di mano.

Il paradosso matematico, da Zenone in poi, nella ricorsività mostra come la conoscenza umana percepisca dolorosamente i limiti che derivano dalla sua finitezza e si ostini a sondare il grande oltre. Lo spazio e il tempo esistono? Escher vuole evadere dalla dittatura della rappresentazione grafica che utilizza solo due dimensioni per evocare, come trompe l’oeil, la terza. Escher, nella fissità delle immagini ricorsive, immobili ed eterne, vuole rappresentare le altre dimensioni dello spazio e del tempo che la mente intuisce ma che sono negate ai sensi. In tal modo giunge fino a quella terra di nessuno dove pochissimi artisti sono approdati. Quel luogo in cui segno e significato emergono uno dall’altro. Quello in cui il pensiero e l’immagine dialogano come riflessi in uno specchio: il platonico mondo dell’iperuranio.

Per chi voglia vedere da vicino le grandi opere dell’artista olandese, è stata inaugurata a Catania una mostra (promossa da Comune e Fondazione Arthemisia, aperta dal 19 marzo al 17 settembre 2017 al Palazzo della Cultura) che riporta Escher in Sicilia e lo fa esponendo 140 opere di tutti i periodi. Le opere relative alla Sicilia sono esposte in una sala separata. 

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