A cena con Francesca Ferro

E’ venuta a trovarci alla Corte dei medici, Francesca Ferro, la figlia minore di Turi Ferro, un mostro sacro delle scena teatrale, e di Ida Carrara, non solo mitica attrice anche lei, ma anche moglie e musa dell’attore catanese. La sottoponiamo al rituale gioco del bussolotto rivisto e corretto.

Canta una canzone. – Francesca Ferro ha un viso da principessa delle fiabe ed è, quindi, ovvio che intoni Somewhere over the rainbow -.

Per me questa canzone rappresenta il desiderio di felicità. Nel mondo c’è un’enorme sofferenza e io, tuttavia, voglio immaginare che tutto questo male, un giorno, scomparirà. Ci sarà un lieto fine. Un cielo blu.

Cosa pensi ora? Penso al peperoncino – Francesca Ferro ride -. Ho  una passione per questa spezia. La metto dappertutto. Mi piacciono le sensazioni forti. Mi deprimo quando la mia vita è senza stimoli.

Amicizia. Per me l’amicizia è il sentimento più importante. Lo cerco anche nel mio compagno e nei miei fratelli. Ho amici ai quali racconto ogni cosa di me con poche battute. Ma ci conosciamo da così tanto tempo che le parole sono quasi superflue. La mia migliore amica l’ho conosciuta alle scuole elementari. Avevo un’invincibile paura  di essere abbandonata dai miei genitori. Mi ricordo che piangevo insieme a questa bimba anche lei terrorizzata. Questa angoscia comune ci ha unite per sempre. – Ci interrompiamo un attimo per contemplare l’aspetto delle le nostre pizze -.

Errore. Gli errori erano prima qualcosa da evitare.  Mi rimaneva un senso di colpa tremendo che durava nel tempo. Oggi, penso che gli errori siano fondamentali. Da una scelta errata è nato mio figlio. Ho avuto infatti un compagno che non era   adatto a me. Ma, dagli sbagli, nascono eventi belli che ti sorprendono. Nel lavoro, ho accettato ruoli che  non mi piacevano e che mi hanno dato grandi soddisfazioni.

Fai un disegno. – Francesca Ferro, con tratti decisi, schizza una casetta  in mezzo al verde  con un sentiero che non si sa dove porta e con un alberello. Il sole splende.  Sembra divertita e guarda l’immagine con soddisfazione – Per me la casa è fondamentale . Ho avuto un’infanzia nomade . La stabilità l’ho tanto desiderata. Vivevo con la tata perché i miei genitori si assentavano per lungo tempo. Questa persona, così importante per me, è sempre nella mia vita e fa da babysitter-nonna a mio figlio. Una vera amica.

– Ricordo a Francesca il disegno -. Dalla casa parte un sentiero che non si sa dove porta. Ecco, mi piace la stabilità, ma, ogni tanto, devo avere la possibilità di evadere. La vita troppo monotona mi annoia. Ma, per poter partire, devi avere un luogo a cui tornare e una persona che ti aspetta – Francesca lancia uno sguardo d’intesa a Francesco, il suo compagno, che ascolta la nostra conversazione -. Voglio aggiungere che ero una bambina molto coccolata  – ero la piccola di casa – e che mia madre si occupava molto di me nonostante tutti i suoi impegni.

Roma. Ho abitato a Roma per dieci anni. Una città bellissima, ma, come dico io, tra me e lei c’è un’incompatibilità di carattere. Ha tutti gli svantaggi della metropoli e della provincia insieme. Da un lato, è un paese. La gente è chiusa nel suo orticello. È tutto in ritardo non solo i bus  – Francesca ha un lampo ironico nello sguardo – Non ha una dimensione europea. Ma, nello stesso tempo, come tutte le metropoli, è alienante. Le distanze sono enormi. Anche la mitica accoglienza e bonarietà dei romani sono un ricordo degli anni Sessanta. Sono diventati più aggressivi e incattiviti.

Ho fatto. Non voglio parlare del mio lavoro di attrice per rispondere a questa domanda – Francesca ci tiene a precisarlo -. Ho superato un momento molto difficile della mia vita  con una forza e un’iniziativa di cui non mi reputavo capace. Pensavo di aver bisogno di qualcuno su cui far leva e, invece, sono stata veramente brava.

Uomo. Il primo uomo della mia vita è stato mio padre. Un essere straordinario, non solo un grande artista, ma anche padre tenerissimo. Era il mio migliore amico.  C’è, ovviamente, mio figlio  che ha avuto la capacità di farmi fermare e ne sono contenta.

E c’è Francesco Maria Attardi, il mio compagno, il mio complice, il mio più caro amico. Una persona con cui posso essere me stessa senza paura di essere giudicata. – Francesca Ferro è un’attrice anomala. Ha un grandissimo pudore. Solo il suo volto, mobilissimo, acceso da un delicato rossore, fa trasparire la commozione.

Musica. Credo sia la forma di espressione più completa che esista. Il battito cardiaco è già musica. Nei popoli primitivi troviamo già ritmi che sono anche i suoni della natura. Cantare e ballare nascono con l’uomo e accompagnano la vita. I musicisti che preferisco sono Kurt Weil e George Gershwin. Quest’ultimo piaceva molto a mio padre. Ho recitato in Sogno di una notte di mezza estate con le musica di Kurt Weil. Un spettacolo veramente interessante. Un altro mito per me è Sting, il cantante dei Police. Mio fratello ascoltava questa band e d’allora sono una fan scatenata. Erano i miei idoli. Come Michael Jackson, un artista totale.

Arte. L’arte è la strada che permette alle persone sensibili di poter vivere. Senza di essa la vita sarebbe una tremenda e inutile sopravvivenza. Io credo sia un’esigenza fondamentale poterci esprimere da artisti. L’opposto dell’arte per me è la banalità, l’appiattirsi sull’esistente.

Formazione. Per me si muove si due livelli: lo studio che, senza dubbio, è necessario. Poi c’è la vita, le esperienze che ti arricchiscono. L’attore deve essere aperto a questo turbine dell’esistenza. Così cresce come attore. Un altro modo ancora è osservare il lavoro dei grandi attori. Uno dei miei maestri è stato Maurizio Donadoni, che mi diceva di semplificare. Di mirare all’essenza. A volte, basta un gesto.

Viaggio. Un viaggio meraviglioso che non dimenticherò mai è stata una fuga a Marzamemi – Francesca scoppia a ridere – Sì, quel piccolo paesino.  Era un momento della mia vita in cui tutto era diventato leggero. I pensieri negativi, puf,  erano spariti.  Un luogo magico non lontano da casa, in apparenza, ma io ero distante mille miglia e libera.

Acqua. E’ il mio elemento. I miei bagni, a casa e al mare, sono lunghissimi. Anche il suono dell’acqua che scorre per me è rasserenante.  Quando insegno ai ragazzi faccio loro visualizzare di essere immersi in un torrente. Devono liberarsi e sgombrare la mente dai pensieri. L’acqua purifica e, dopo, sei pronto a rituffarti nella vita.

Prima di salutare Francesca Ferro, la nostra ospite, e Francesco, il suo compagno, ci facciamo raccontare il suo nuovo spettacolo, Fiori di zolfo, opera di Melania La Colla, che debutterà, l’11 marzo 2017, ore 21.00,  in prima assoluta, al  Teatro ABC a Catania. La Corte dei medici sarà lo sponsor di questa messa in scena le cui musiche saranno curate da Gabriele Denaro. Vi aspettiamo numerosi e per altre informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale del teatro.

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