Arianna Porcelli Safonov a Catania

Arianna Porcelli Safonov è a Catania! Whatsup carbonari impazzavano da un mese rendendo concreta quella che sembrava, ai più, una chimera irrealizzabile.

Arianna Porcelli Safonov, autrice e fine dicitrice di monologhi tristocomici è ormai, in Italia, un riferimento tra quanti cercano un’ultima boccata di intelligenza prima di soccombere al definitivo soffocamento cerebrale. Con un aspetto non rassicurante tra il folletto dispettoso e la fata dai lunghi capelli neri e con un viso minuto che sa essere molto eloquente, Arianna usa la penna per sottolineare, implacabile, la deriva di una civiltà intenta ad una gioiosa autodistruzione. Confidando in una residua misericordia, le abbiamo chiesto di rispondere alle nostre domande.

Come si diventa Arianna Porcelli Safonov?

Bella domanda! Non lo so. Nel senso che non ho studiato teatro. Ho iniziato a scrivere nel 2008. Prima lavoravo in un’azienda di produzione eventi. Nel 2011 mi trasferisco in Spagna per presentare un programma in Tv. Ad un certo punto, conclusa questa esperienza, decido di tornare in Italia. Ma non voglio tornare a Roma e vado a vivere in un piccolo borgo sugli Appennini tra Liguria e Lombardia in cui abitano, per dare i numeri, più o meno dodici persone. Lì ho scritto il mio primo libro, Fottuta campagna, pubblicato da Fazi. Inizio anche a scrivere monologhi che, per le loro caratteristiche, possono e devono essere ascoltati e inizio i tour con i reading.

Qual è stato il primo monologo che hai scritto?

È stato un elogio del vaffanculo. Molti non sanno – ma io ho condotto delle ricerche – che il vaffanculo è presente presso tutti i popoli della terra. Ho aperto anche un blog, Madamepipì, in cui pubblicavo alcuni pezzi.

La chiave della satira e quella dell’ironia celano sempre un intento da moralista, da osservatore attento dei costumi, dei tempi. che ne pensi?

Di sicuro da parte mia c’è l’osservazione dei comportamenti che mi porta poi a scrivere su quello ho visto e ascoltato.

Il tuo spettacolo, Monologhi, è essenziale: tu, un leggio, un microfono e la tua voce. Prevedi dei cambiamenti?

A marzo andrò in giro con uno spettacolo, Piaghe, in cui saranno proiettati i lavori video di Steve Magnani, un artista illustratore con cui collaboro da anni. Credo comunque nel contesto giusto per diminuire la distanza con il pubblico. Serve solo quello, alla fine.

Come sei arrivata al tuo stile di scrittura? Hai avuto dei modelli?

Potrei dirti che il mio stile è il mio stile ma, di sicuro, ho avuto dei modelli. Penso a Daniele Luttazzi o ad Antonio Rezza. Tra le donne guardo a Michela Murgia che possiede un humor nero interessante.

Arianna Porcelli Safonov è italiana, nata a Roma, ma vanta antenati russi.

Nel 1917, la famiglia di mio padre è arrivata in Italia per scappare dalla rivoluzione. Queste radici, per me, sono importanti in quanto, appunto, radici. C’è una storia familiare che sono riuscita a rubare nonostante si sia persa la memoria storica e non parli russo. Mio padre è l’ultima generazione madrelingua. Bisogna avere cura del proprio albero genealogico.  

Roma rappresenta un luogo dove vorresti tornare?

Dal 2007 in poi ho cercato un modo per andare via. Non mi piaceva il contesto della città, la filosofia del contatto giusto. Non mi corrisponde.

Vivi in un borgo piccolissimo, ma in passato hai viaggiato molto. È stata un’esperienza importante per te?

Mi piace molto viaggiare e mi piacerebbe che, invece della manna, una volta l’anno piovessero dal cielo biglietti aerei per tutti.

Traferirti in un borgo così piccolo è stata allora una decisione esistenziale?

Diciamo che ho scelto una buona qualità di vita con dei ritmi pregevoli e poi è nato il resto.

Ti manca l’antica frenesia?

Sì, mi manca. Ma i tour mi consentono di viaggiare e di tornare, con felicità, al mio rifugio.

Come ti trovi con gli abitanti del paesino? Sono anziani, giovani?

Molti tra loro sono anziani. Stiamo parlando di un luogo quasi spopolato. E’ un periodo storico in cui molti giovani cercano di rientrare per recuperare le cascine dei nonni e qui ci sono molti, virtuosi esempi. Ci sono anche stranieri, forestieri che hanno scelto questa zona per valorizzarla, ad esempio, molti francesi. L’integrazione allora è possibile!

Tra 10 anni dove sarà Arianna?

Non so proprio dove sarò e cosa farò. Sono abbastanza volubile. Ogni tre anni, più o meno, cambio vita.

Hai un progetto a cui pensi da tempo?

Vorrei realizzare uno spazio polifunzionale con diverse attività, un coworking, per lavorare insieme con altri artisti, Potrei dare anche ospitalità. Dovrebbe essere uno spazio calmo dove poter pensare.

Stai preparando un nuovo libro?

Sì, è quasi pronto. Ci saranno monologhi editi e inediti.

Hai mai pensato di lavorare in tv in Italia?

Perché no? Quando la tv sarà di qualità.

Cosa indigna Arianna?

Tutti i lavori che sono ingiustamente retribuiti, magari a spese del contribuente.

Ultima domanda: ti svegli una mattina e scopri che…

Hanno abolito l’IVA e tutte le tasse! Il famoso Giorno senza fisco che cito in un monologo!

Su quest’ultima risposta, serissima, si chiude la nostra intervista e ringrazio Arianna Porcelli per la disponibilità e la cortesia.

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