Alberto Ferro a Catania


Alberto Ferro (Gela, 1996), pianista giovanissimo, ma con una carriera già piena di successi (1º premio al Concorso Beethoven di Bonn, 2º al Concorso Busoni e 6º al Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles) si è esibito il 15 e il 16 febbraio al Teatro Massimo Bellini di Catania con un programma estremamente apprezzato (il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven; tra i bis, oltre allo stesso Beethoven, Shostakovich, Debussy e Rachmaninov) e offerto al pubblico con grande generosità. Abbiamo colto l’occasione di intervistarlo per il nostro blog in un momento di pausa in attesa del concerto a Modica.

Caro Alberto, iniziamo, male, con la più trita delle domande: come hai cominciato a suonare? Ho letto anche che tua madre è un’insegnante di pianoforte.

Sì. Mia madre ha ottenuto il diploma di pianoforte in Conservatorio e a casa, com’è ovvio, c’era un pianoforte. Per me era come un grande giocattolo. Tra peluche e macchinine, vi era questo oggetto particolare. Non lo vedevo come uno strumento.

Quando hai iniziato a studiare musica?

Ho iniziato a studiare musica a Gela. Ho frequentato per i primi cinque anni l’Istituto Musicale. Dopo mi sono trasferito a Catania. Ho passato molti anni sul bus che portava da Catania a Gela e, contemporaneamente, frequentavo il Liceo Classico. Dovevo anche studiare molto. Lo ricordo come un periodo molto stressante.

Ma pensavi di dedicarti alla musica a tempo pieno? Avresti voluto farne la tua professione?

Non posso dire che fosse proprio così. Studiavo, ma ero incerto.

Quale è stata allora la svolta nella tua vita?

Nel 2014, ho sostenuto l’esame di maturità scolastica ed ero più tranquillo. Il mio Maestro, Epifanio Comis, mi propose di partecipare al Concorso Busoni, uno dei concorsi pianistici più prestigiosi a livello internazionale. Sono stato tre mesi chiuso in una stanza studiando 9 ore al giorno con Epifanio che mi aiutava a raffinare il mio stile e a trovare una mia interpretazione del brano scelto.

Il successo che hai raccolto al Concorso Busoni ti ha sorpreso?

Non è stata tanto la sorpresa, quanto l’aver capito che, lavorando duramente, avevo delle possibilità.

Quali sono gli interpreti del passato che ti ispirano nel tuo modo di interpretare uno strumento come il pianoforte?

Amo molto i pianisti rigorosi quali Horowitz, Benedetti Michelangeli, Rubinstein, Barenboim.

Cosa ti ha dato, secondo te, una marcia in più nell’interpretazione del Quarto Concerto di Beethoven che ti ha fatto vincere a Bonn il prestigioso concorso dedicato al grande compositore?

Ho lavorato su più livelli. Il primo, tecnico, è la fase di studio in cui devi conoscere perfettamente il brano nota per nota. In un secondo momento, ho curato l’aspetto dinamico, le velocità, le pause, i dialoghi con l’orchestra. Infine, con il maestro, abbiamo lavorato sull’interpretazione che è la parte più intima e più difficile. Occorre trovare, tra le infinite possibilità, la propria strada.

Quanto tempo è necessario per completare una preparazione, per essere pronti per un concerto?

Per un brano semplice, bastano anche due settimane. Per brani complessi, sono necessari alcuni mesi.

Dopo Bonn, in quattro anni, la tua vita è cambiata totalmente…

Sì. Ero uno studente di Liceo e ora ho iniziato una carriera concertistica che mi sta dando notevoli soddisfazioni.

Avevi pensato a cosa avresti fatto dopo la maturità?

Avevo pensato di iscrivermi al corso di laurea in Filosofia, una disciplina che a scuola ho amato tanto grazie al mio insegnante.

Come ti rilassi quando non ti eserciti al piano?

Ascolto le interpretazioni dei grandi pianisti del passato, leggo, ho la passione per il volo e mi alleno con simulatori di volo. Inoltre mi piace il calcio e seguo le partite.

Puoi praticare uno sport?

No. Mi sono vietati quasi tutti. Adoro il tennis, ma potrebbe provocarmi dolori al braccio, per cui mi posso concedere due partite l’anno e con prudenza. Ma vado in palestra e pratico anche ginnastica posturale per riparare i danni provocati da mesi trascorsi seduto al pianoforte per ore e ore.

Qual è stato il concerto che ti ha dato più soddisfazioni, a parte quest’ultimo a Catania, al Teatro Massimo Bellini, per ovvi motivi?

Cito subito quello al Teatro La Fenice a Venezia, una grande emozione. A Bruxelles, durante il Concorso Regina Elisabetta, ho suonato davanti a 3.000 spettatori che mi hanno dimostrato il loro apprezzamento. Non posso non ricordare Mosca, alla Sala delle Colonne della Casa dei sindacati, dove ho suonato il Primo e il colossale Terzo Concerto Rachmaninov con Epifanio Comis come direttore e, infine, ciliegina sulla torta, la Sala Verdi del Conservatorio di Milano, la sala più importante della città metropolitana (dopo il Teatro alla Scala).


Ho notato che molti musicisti, quando suonano, fanno smorfie tremende o assumono espressioni particolari. Tu, invece, rimani calmo, placido e lievemente sorridente. Come mai?

Molti pianisti sembrano fare smorfie, ma si tratta di un mezzo per aiutarsi nella memorizzazione del brano. Io, come ho detto prima, amo i pianisti di impostazione classica, alla Benedetti Michelangeli, che non muovono neanche un sopracciglio.

Ti ho osservato durante il concerto e sei molto tranquillo, a tuo agio, padrone del palcoscenico.

E’ vero, sul palcoscenico, quando suono, sono molto tranquillo, ma prima, ti assicuro, sono in piena crisi di nervi. Immagino che capitino gli eventi più assurdi: dimentico tutto il pezzo. Si rompono le corde del pianoforte. Viene giù il teatro. Insomma, panico allo stato puro.

Ma i pianisti cenano prima o dopo un’esibizione?

Ci sono pianisti che reggono un piatto di pasta all’amatriciana e altri che non riescono a mangiare quasi nulla, neanche un frutto. Io preferisco fare un leggero spuntino e ovviamente non bevo alcolici. Li riservo al dopo (risate).

Una domanda indiscreta: con questo turbine che è diventata la tua vita avrai dovuto trascurare l’amore.

E invece in questi anni ho incontrato la mia anima gemella, musicista anche lei.

Pensi di andare a vivere in una città in particolare? Metterai su casa?

Per ora metterò su casa a Gela in Sicilia. Sono molto legato alla mia città, anche se in realtà mi ritengo cittadino del mondo…

Quale musicista ti piacerebbe valorizzare nel tuo repertorio, qualcuno che, a tuo parere, meriterebbe una maggiore attenzione.

Sto scoprendo Leoš Janáček che, rispetto ai suoi connazionali Smetana e Dvořák, è meno noto al grande pubblico. Mi piacerebbe farlo conoscere meglio.

Dalle scelte che hai fatto per i bis vedo che anche il repertorio contemporaneo ti interessa molto.

Sì, è vero. Mi piacciono tanto Stockhausen, Ligeti e Petrassi. Questi autori permettono ad un pianista di esplorare un modo di suonare estremamente tecnico e ricco di implicazioni teoriche che affinano anche l’interpretazione.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

Il 3 marzo sarò a Trento, il 24 marzo a Brescia e il 29 marzo di nuovo a Modica. Ma sarà un anno intenso con tanti impegni in programma.

Su queste parole salutiamo Alberto che ringraziamo per la sua gentilezza e al quale auguriamo altri brillanti successi. Per essere informati sulle tappe dei concerti di Alberto Ferro è possibile consultare il sito www.albertoferro.eu.

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