Affinità elettive: il duca Colonna Romano di Cesarò e Wassily Kandinsky

Nel 1936, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (1878-1940), liberale e ministro delle Poste durante il primo governo Mussolini (1922), è a Forte dei Marmi, ospite di Alberto Magnelli e Susi Gerson. In questa occasione, stringe amicizia con Wassily Kandinsky.

La vita dell’aristocratico Colonna di Cesarò si intreccia con  quella del famoso pittore russo a causa della sua appartenenza ad un gruppo che diffonde il pensiero teosofico e antroposofico di Rudolf  Steiner in Italia. La madre di Colonna Romano è Emmelina Sonnino, sorella di Sidney Sonnino,  fondatrice del circolo “Pico della Mirandola”, uno dei principali gruppi romani di teosofia. La signora pubblica, presso Laterza, molte delle opere del Maestro traducendole dal tedesco. Il figlio aveva abbracciato gli interessi materni, diventando un conosciuto divulgatore nonché animatore di rassegne e corsi di teosofia.

Kandinsky, come Colonna Romano, è  interessato alla stessa dottrina, intesa come la verità eterna, fondamento di tutte le religioni del mondo. Il credere in una realtà trascendente nascosta dietro i fenomeni dà una naturale razionalità all’arte astratta. Kandinsky ritiene che l’arte deve rompere con la forma e fondarsi sul colore. Quest’ultimo ha due possibili effetti sullo spettatore: uno superficiale, basato su sensazioni momentanee, determinate dall’impressione della retina, e  uno psichico,  dovuto alla vibrazione, attraverso la quale  il colore raggiunge l’anima.

Nel 1934, l’anno della personale di Kandinsky alla Galleria Il Milione a Milano,  Colonna Romano scrive: «Se i suoi quadri sembrano ad alcuni fortuite accolte di forme e di colori, non rispondenti ad alcun concetto o ad alcuna obbiettività, ciò è perché il pubblico ancora invasato di tradizionalismo non sa guardare; e non vede quindi, come essi abbiano un contenuto concretissimo, ma tratto dal mondo dello spirito, sia che l’arte di Kandinsky esprima simbolicamente, sia che ritragga realisticamente la sfera spirituale; sia, cioè, che scaturisca da intuizione mistica, o invece da veggenza soprasensibile del maestro».

Queste parole diventeranno parte della prefazione  alla prima traduzione italiana  del celeberrimo saggio Lo Spirituale nell’arte di Wassily Kandisky che, nel 1940, fu curata  da Colonna Romano e pubblicata presso le Edizioni  “Religio”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *