A cena con Totò Calì

Totò Calì – pittore, vignettista affermato, musicista, autore teatrale, performer, terapeuta e chi più ne ha, più ne metta – è venuto a trovarci alla Corte dei medici per sottoporsi alla nota ordalia dell’intervista. Abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio, scoprendo aspetti inediti della sua sfaccettata personalità.

Follia. Tutti noi nasciamo e cresciamo all’interno di un mondo che ci insegna ad essere razionali, ma se fossimo solo razionali, saremmo tutti uguali. È la follia che ci rende diversi l’uno dall’altro. Non è negativo avere un gene folle, ma lo è il non saperlo gestire. Ho realizzato uno spettacolo teatrale, anni fa, che si intitolava “Pazza”. Lo videro alcuni psichiatri miei amici e mi proposero di lavorare con loro. Questa offerta mi è sembrata assolutamente vicina al mio concetto di arte contemporanea. Non sono il quadro o la statua che contano, ma l’agire sul mondo e sulla società. L’artista ha la possibilità di modificare, attraverso la bellezza, la realtà che lo circonda e di svelare anche l’ipocrisia che si nasconde dietro certe etichette. Molti dei malati con cui interagisco vengono da famiglie disfunzionali e hanno un loro modo di elaborare queste esperienze. Io do loro un mezzo per poter parlare. La mia follia è – Totò Calì assume un’aria innocente mentre risponde – comprare libri e film che non avrò mail il tempo di leggere o di vedere.

Canta una canzone. Suonavo in un gruppo, secoli fa, e componevo canzoni e, devo dire, mi piaceva farlo. Amo i cantastorie e Strange fruit di Bille Holliday – Totò Calì si rifiuta categoricamente di cantarla – (ndr) .

Musica. Quando frequentavo ancora l’Accademia (a Urbino ndr), ho avuto grandi opportunità di cimentarmi nelle arti più disparate e, tra le tante esperienze, ricordo di aver fatto parte di un gruppo di improvvisazione. Andavamo sul palco e non sapevamo mai cosa avremmo fatto quella sera. Si creava un feeling incredibile. Al pubblico piaceva. Sperimentavamo totalmente liberi di interpretare noi stessi.

Cosa pensi ora? Penso alla mia collaborazione con la Corte dei medici. Sono uno strumento che, se ben suonato, può produrre ottimi risultati – Totò Calì sorride sornione –

Ho fatto. Ho fatto anche uno spettacolo di body art con alcune modelle in un pub qui a Catania.

Uomo. Mi capita di interrogarmi sulla mia identità di uomo. Anche sulla violenza, un tema molto attuale. Chi agisce in quel modo ha un’identità maschile molto debole. Si sente minacciato e, alla fine, reagisce in un modo assurdo.

Fai un disegno. Totò, in un batter d’occhio, disegna Pippo (sì, quello della Disney) che mi dona un fiore. Delizioso pensiero.

Acqua. In questo momento ho un rapporto pessimo con l’acqua. A causa di un guasto ad un tubo ho avuto la casa allagata. Vivo nel terrore che possa accadere di nuovo. Ogni volta che esco, non dimentico di chiudere il contatore dell’acqua.

Formazione. La mia formazione è dipesa da me. Sono stato sempre attento a quanto accadeva intorno. Se una persona ha una visione del mondo, in qualche modo la realizza. Sono state cinque-sei le persone che sono riuscite a catturare la mia attenzione: professori di scuola, quelli dell’Università e altri incontri in ambito lavorativo. La formazione per me è importante. Cerco sempre di studiare al meglio per riuscire nel lavoro che mi propongo.

Famiglia. Sono molto legato alle mie figlie. Per me il rapporto è fondamentale e passo molto tempo con loro. Com’è ovvio, con il passare del tempo, la relazione si modifica. Ho una figlia che va all’Università. È molto impegnata, presa dalla sua vita. A lei mi dedico in modo diverso rispetto alla sorella che è ancora una giovane studentessa di Liceo. Con la prima, magari, andiamo al cinema e discutiamo del film. Con la seconda, stiamo a casa a fare i compiti. Ma l’affetto e l’intimità passano, alla fine, attraverso atti semplici. I miei genitori mi hanno trasmesso una grande lezione: io ero figlio unico. Mio padre aveva un’attività ben avviata, ma non mi mai ha chiesto di seguire quella strada. Entrambi mi hanno sempre lasciato libero di scegliere quello che mi piaceva fare ed erano molto fieri di me. Con le miei figlie cerco sempre di avere la stessa capacità di ascolto e la stessa discrezione.

Su queste parole si conclude la nostra intervista a Totò Calì che, da qualche tempo, collabora con la Corte dei medici. In rete, potete ammirare gli ironici video con cui illustra le pizze presenti in menù. Per trovarne un esempio andate alla nostra pagina Facebook e, se questi scherzi di artista vi dovessero piacere, non mancate di mostrarlo con tantissimi like.

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