A cena con Alice Grassi

Alice Grassi (Catania, 1981) è una fotografa, un’artista, che vanta numerose residenze all’estero e prestigiose collaborazioni. Di passaggio, a Catania, accetta di rispondere alle nostre domande con il gioco dei biglietti estratti a sorte.

Famiglia. Mi viene in mente un video visto su Internet pochi giorni fa: alcune persone erano intervistate sui pregiudizi razziali e rispondevano “Non sopporto i tedeschi” oppure “detesto i giapponesi”. E poi, avendo dato il consenso per il prelievo del DNA, si scopriva che i loro avi erano tedeschi o giapponesi. Questa ironia della sorte mi ha fatto riflettere sulle origini dei nomadismi come necessità di scambio. Nel lavoro “Breve storia della natura” – utilizzando un’immagine di una figura botanica immaginaria di un albero con due chiome, dove le radici e la  chioma sono quasi uguali –  mostro il nutrimento reciproco tra le generazioni. Ho vissuto in Florida, in residenza con altri artisti e ho realizzato un video lavorando su Spanish Moss, una pianta epifita che vive su un albero, ricoprendolo, in un rapporto di simbiosi positiva. Un albero ricevuto in dono da mia nonna, quando ero bambina, mi ha, forse, ispirato a realizzare questo lavoro che esplora il continuo flusso tra le generazioni e riflette sulla questione delle origini. Esiste un dialogo, una circolazione tra le generazioni.

Vorrei fare. Alice ha grandi occhi neri e un viso che si illumina quando sorride e ci rivela che sognava, da ragazzina, di andare a cavallo con i cow-boy. Questo riandare ad un rapporto con la natura, tema che ritorna, è la  ricerca di un’origine? – chiediamo-  Forse è un modo per conoscersi – riflette  – e le sue dita lunghe ed eleganti fanno come un gesto di assenso -. Ho tanti progetti in mente e in realizzazione. Uno di questi deriva dai miei studi al Politecnico di Milano in Lighting Design: la realizzazione, a Milano, di un progetto sulla luce con Non Riservato, in partnership con Brera Design District, con il contributo di Fondazione Cariplo,  in cui dialogo con antropologi, architetti e altri artisti. Borderlight è il frutto di questa collaborazione: lampade  che cercano di far interagire ciò che è lontano, separato (centro-periferia; aree industriali-aree agricole) e di provocare una risposta da parte del pubblico.

Musica. Non suono strumenti, ma ascolto la musica. Amo certi suoni più che un genere musicale. Mi piacciono alcune voci femminili (Patty Smith, Nina Nastasia, Shannon Wright) o certi compositori come Steve Lynch, certi suoni africani e quelli latino-americani. Collaboro, spesso, con musicisti per il mio lavoro. E’ fondamentale parlare con loro e trasmettere certe suggestioni che poi questi ultimi  elaborano in un modo inaspettato.  Io non intervengo mai. Li lascio liberi. Lo scambio nell’arte è vitale.

Acqua. Amo il mare e mi piace nuotare, ma amo anche la montagna, l’Etna. Sono una siciliana divisa in due, è vero – Alice scoppia a ridere, ma annuisce -.

Canta una canzone. Alice si rifiuta categoricamente, ma ci segnala un’atmosfera alla Stalker di Andrej Tarkovskij. Non proprio l’ideale da cantare sotto la doccia, ma prendiamo nota.

Amicizia. Ho amiche e amici di lunga data,  anche del liceo. Per me questo sentimento supera lo spazio e il tempo – Alice chiude gli occhi, è assorta -. Viaggio da tanti anni, ma non avverto questa separazione spaziale e quando ritorno mi sembra sia passato un solo istante da quando li  ho lasciati. Mi sono persa avvenimenti importanti della loro vita – non c’ero – ma sentiamo – è reciproco – che quel feeling non ci abbandona. Loro sono nella mia vita e io nella loro e,  quando ci incontriamo, la sintonia è di nuovo immediata.

Arte. Fin da bambina sapevo di essere interessata all’arte. Cosa significa essere un’artista? Coinvolgere, aggiungere un tassello. L’arte è un lavoro da condurre con un approccio rigoroso. Cercare di trasmettere questo concetto, con la sua specificità, mi sembra fontamentale.

Errore. L’errore è quanto di più utile esista. Quante scoperte sono avvenute attraverso errori! E così avviene nell’arte.  Non solo con errori tecnici, ma personali. Ho imparato tanto da persone che reputavo cattivi esempi.

Formazione. Ho frequentato l’Accademia di Brera, lo IED e il Politecnico di Milano e durante questi e i successivi anni ho incontrato tanti maestri: colleghi, professori, artisti, galleristi, curatori di mostre e gente estranea a questo mondo. Con loro ho un rapporto duraturo e di scambio reciproco Alcuni incontri – Alice si anima e le dita danzano – sono stati assolutamente fortuiti, ma straordinari per la mia evoluzione.

Ho fatto.  Ricordo le mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Una, molto bella, a Capri nel 2015.  Sono stata in residenza in Florida, in Belgio  e in Romania: esperienze molto diverse per i luoghi e per le persone incontrate. Quella in Florida, presso L’ACA Atlantic Centre for the Arts, con il Master Artist Jean Marc Bustamante  che mi ha selezionata, mi ha consentito di lavorare insieme ad artisti di diverse discipline, di diverse nazionalità e di età differenti. C’era una grande energia e sono nate anche delle collaborazioni importanti. La struttura della residenza agevolava un buon processo di lavoro: dalla case, immerse nella natura, ai laboratori specifici per ogni disciplina, fino ai luoghi di aggregazione che favorivano lo scambio e la discussione. In Belgio – Alice ricorda, mentre sorseggia il prosecco e fissa il lussureggiante ficus in giardino – l’atmosfera era ancora diversa: Bruxelles è una metropoli dove  i contatti sono veloci, elettrici. Ero ospite in residenza presso lo spazio Musumeci Contemporary BXL, una galleria italiana che, da diversi anni, si è trasferita in quella città. Questa circostanza ha reso molto facile allacciare nuove relazioni professionali. Il clima era, tuttavia, reso nervoso e intenso dal recente attentato di Parigi.  Credo sia normale che l’attualità filtri nel lavoro di un’artista influenzandolo.

Il nuovo lavoro a cui mi sto dedicando in questi mesi è il Festival di Fotografia di Gibellina. Un manifestazione ricca e articolata in tante sezioni in contemporanea con le Orestiadi. Ci saranno workshop,  talk, proiezioni di video e mostre. Gibellina è un museo di arte contemporanea e le manifestazioni, come quella a cui partecipo, servono a a far avvicinare il pubblico a questo territorio ricco di storia.

La nostra cena volge al termine. Salutiamo Alice già proiettata verso altri luoghi e altri progetti e invitiamo i nostri lettori a visitare il Festival internazionale di fotografia open air a  Gibellina che si terrà dal 29 luglio  al 31 agosto 2016.

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